Campo Imperatore e il Corno Grande del Gran Sasso
Campo Imperatore e il Corno Grande del Gran Sasso — foto: Bouke ten Cate · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

C'è un dettaglio che colpisce chi arriva a Pescara per la prima volta: nelle giornate limpide, guardando verso ovest, si vedono le montagne. Non colline, montagne vere, con la neve che resta fino a primavera inoltrata. L'Abruzzo è fatto così, tutto addossato in poco spazio, e questa vicinanza è forse la ragione migliore per scegliere Pescara come base: si dorme al mare e si va in quota quando se ne ha voglia.

Due parchi nazionali, uno accanto all'altro

Alle spalle della costa si aprono due delle aree protette più estese d'Italia. A nord il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che si distende su cinque province — Pescara compresa — per oltre centoquarantamila ettari. A sud-est, confinante con il primo, il Parco Nazionale della Majella, che supera i settantamila ettari fra le province dell'Aquila, di Pescara e di Chieti.

Sono territori diversi per carattere. Il Gran Sasso è verticale, minerale, spettacolare nella sua asprezza. La Majella è più chiusa e raccolta, una montagna di valli profonde e di boschi, che gli abruzzesi chiamano da sempre "montagna madre". Entrambi hanno una fitta rete di sentieri, borghi ai piedi delle pareti e strade panoramiche che da sole valgono la giornata.

Il Gran Sasso e Campo Imperatore

Il luogo che tutti vogliono vedere è Campo Imperatore, il grande altopiano che si apre sotto il Corno Grande. È un paesaggio che spiazza: praterie ondulate, greggi, orizzonti larghissimi, e in fondo la parete di roccia. La strada che ci sale è essa stessa parte dell'esperienza, e in cima si cammina anche solo per il gusto di stare in mezzo a tanto spazio vuoto.

Intorno all'altopiano ci sono borghi che meritano una sosta e un paesaggio di alta quota che cambia radicalmente fra estate e inverno. Va detto con chiarezza: le condizioni della strada e l'accessibilità di alcuni tratti dipendono dalla stagione e dal meteo. Prima di partire, la verifica sui canali ufficiali del parco e sui bollettini locali non è una formalità.

La Majella degli eremi

Il panorama dalla Majella verso la costa adriatica
Il panorama dalla Majella verso la costa adriatica — foto: Rabih omeiri · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

La Majella ha una storia che la rende diversa da qualunque altra montagna italiana. Nelle sue pareti, incastonati nella roccia, si trovano gli eremi legati a Pietro da Morrone, il monaco che sarebbe diventato papa con il nome di Celestino V. Santo Spirito a Majella, San Bartolomeo in Legio, San Giovanni all'Orfento: costruzioni minime, aggrappate agli strapiombi, raggiungibili solo a piedi e con difficoltà molto diverse fra loro.

Le porte d'accesso al parco sono i paesi che gli stanno intorno, fra cui Caramanico Terme, da cui si entra nella Valle dell'Orfento, una delle zone di maggior pregio naturalistico dell'intera area. Alcuni percorsi richiedono autorizzazione o hanno accessi contingentati, altri sono impegnativi: il sito del Parco Nazionale della Majella e i centri visita sono la fonte da consultare per sapere cosa è aperto e cosa serve.

Consiglio pratico: non provate a fare i due parchi nello stesso giorno. Sono vicini sulla mappa ma distanti come esperienza, e le strade di montagna chiedono tempo. Scegliete una destinazione per giornata, partite presto e mettete in conto il rientro con calma.

Come ci si arriva da Pescara

La via naturale è l'A25, l'Autostrada dei Parchi, che da Pescara risale verso l'interno e serve entrambe le aree; il versante orientale della Majella si raggiunge anche dall'uscita di Pescara Ovest–Chieti proseguendo sulle strade provinciali. L'auto qui è indispensabile: il trasporto pubblico verso le località di montagna esiste, ma con frequenze pensate per i residenti più che per i visitatori.

Il tempo di percorrenza dipende dalla meta e dalla stagione. Le valli più vicine si raggiungono in poco più di un'ora, le quote alte richiedono di più, soprattutto negli ultimi chilometri di tornanti.

Portarsi il necessario

Anche in piena estate, in quota la temperatura scende e il tempo può cambiare in fretta. Scarpe chiuse con una suola affidabile, uno strato caldo, una giacca antivento, acqua e qualcosa da mangiare: sono le stesse quattro cose che ripete chiunque frequenti queste montagne, ed è un elenco che non conviene accorciare. Un'ultima raccomandazione: lungo molti sentieri il telefono non prende, quindi lasciate detto dove andate e indicativamente quando pensate di rientrare.

Rientrare al mare la sera

Il bello di dormire a Pescara è questo: si torna dalla montagna con le gambe stanche e si cena in terrazzo, con l'aria del mare.